Taftan: clandestino
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Taftan: clandestino

Taftan è il border di accesso al Pakistan se hai percorso il vasto territorio dell’Iran.

La sveglia a Zahedan è suonata alle 4.00 a.m. per poter arrivare, dopo 96 km circa, a Taftan in tempo, espletare le formalità di accesso e sperare di avere immediatamente la scorta per dirigermi verso Quetta; purtroppo le cose sono andate diversamente.

Sapevo che la scorta sarebbe partita per le 7.30/8.00 a.m., ma ero estraneo a tutto ciò che avrei vissuto appena aperto il border.

Le porte aprono alle 7.00 a.m. e chiudono alle 16.00 p.m. i tempi di attesa sono lunghi decisamente eterni, gli uffici dove devi passare per le pratiche e formalità del caso sono 5 tra quelli iraniani e pakistani, la fortuna è: come turista hai la precedenza e non c’è gente, in un paio d’ore riesci ad entrare in Pakistan. Ogni ufficio ti chiede sempre le stesse cose: passaporto e Carnet du Passage, gli altri documenti che hai prodotto in Italia, quali: patente internazionale e libretto di circolazione internazionale neanche un accenno, assicurazione temporanea del mezzo nel paese che attraversi non mi viene richiesta.

Entrato in Pakistan permango nel distretto di Taftan, l’ultima formalità che mi manca è il timbro sul Carnet du Passage, ma invano vengo ascoltato, in automatico il turista che intende attraversare il territorio pakistano del Belucistan da Taftan, viene portato nella caserma dei Levies ovvero la forza paramilitare distesa sull’intero territorio.

La temperatura certamente non ha facilitato la mia permanenza che speravo fosse per qualche ora; poco dialogo con i militari che mi dicono che devo aspettare.

Passano un paio d’ore, verso le 12.00 a.m. riesco a registrare il Carnet du Passage, a seguito mi viene comunicato che la scorta sarebbe partita l’indomani mattina per le 7.00 a.m.

La mia permanenza in Taftan è durata più del previsto.

La caserma nel suo genere è anche accogliente, l’unico disagio è il caldo oltre i 40 gradi, trovo sollievo in una stanza dove una ventola muove l’aria, aria calda, ma sempre una parvenza di sollievo. A questo punto mi accomodo sapendo che avrei trascorso la notte a Taftan.

A digiuno dalla notte precedente, vengo scortato a comprare qualcosa da mangiare, ma con il ramadan i negozi sono chiusi, gli unici aperti solo i minimarket che ovviamente hanno solo acqua, bibite e merendine con le quali quieto la fame in attesa di cenare.

Ingannare il tempo rimane difficile quindi provo a riposare un po’ su una sedia, la stanchezza facilita il tutto così mi assopisco per un’oretta.

Al mio risveglio all’interno della caserma tutto è cambiato, una folla di persone fa il loro ingresso.

Difronte a me vedo ragazzi di ogni età in uno stato di disagio, seguo da dietro una zanzariera lo svolgersi di un processo che anche in Pakistan, come in Italia, vede clandestini attraversare il confine con l’Afganistan con la speranza di oltrepassare quello iraniano e dirigersi verso la Turchia, ma il loro sogno s’infrange a Taftan.

Pubblicato da My365days su Sabato 17 giugno 2017

 

Il processo di identificazione procede  in modo composto e rispettoso da entrambe le parti, forse perchè in comune hanno il loro credo che gli unisce.

Esco dalla stanza e da una sedia osservo composto quanto d’innanzi ai miei occhi accade. Una delle guardie mi dice che quasi ogni giorno c’è gente che si riversa sul territorio con la speranza di oltrepassare il confine iraniano. Tra queste noto una donna rigorosamente con il velo che viene fatta accomodare in un’ala della caserma lontano dagli uomini, la rivedrò alla sera quando tutti verranno trasferiti per essere rimpatriati. Questo è quello che accade in Pakistan, dopo l’identificazione i clandestini ritrovano immediatamente la strada di casa.

L’emozioni ti pervadono dentro, attonito osservi e pensi: Se tutto ciò fosse accaduto a me? Se fossi io al posto di ognuno di loro?

La vita non decide dove farti nascere e crescere, in quale luogo della terra, se ricco o povero; la vita ti viene concessa e da lì in avanti tutto è nelle mani del destino che traghetta ognuno di noi sul proprio cammino fatto di scelte, alcune di loro vincolate a contesti dove difficile è scegliere, dove la libertà ti viene negata, rubata, tolta.

Decidi ad un punto di fare una scelta, fuggire dalla terra che ti ha visto nascere e crescere, perchè quella terra ora ti ha tolto ciò che ha ti ha concesso. Rimani aggrappato alla fede, la speranza è una conseguenza.

 

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02 Comments

  1. Stefano

    Fantastico, continui a sorprendermi, ogni giorno di più!! Continua Grande Mauro.

    giugno 21, 2017 Rispondi
  2. Alberto Drago

    Ti seguo racconto dopo racconto! Vai Mauro!!

    luglio 17, 2017 Rispondi

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Mi chiamo Mauro Chieffo, vi presento il mio giro del mondo in motocicletta in 365 giorni, un’avventura da Bologna a New York, dall’Asia all’Australia, dall’Argentina risalendo il Sud America fino ad approdare in USA, solo la mia tenda come tetto.

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