Iran: alle porte dell’oriente
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Iran: alle porte dell’oriente

Rimane difficile parlavi dell’Iran o Persia terra ricca di storia e cultura che merita un approfondimento del suo vasto territorio 18 al mondo come estensione.

Le sue regioni sono tra loro diverse quanto contrastanti dove la “bellezza”, di ognuna, è il denominatore comune.

Questo viaggio però non si addice ad approfondimenti culturali, è un viaggio di strada fatto di tante soste in luoghi dove ritrovi il persiano ed è con lui che ti rapporti.

L’ingresso nel paese dalla Turchia è stato veloce, tempo 30 minuti circa.

Partito da Edermit, provincia di Van (Turchia), mi sono diretto verso il confine con la speranza di ritrovare nell’Iran le stesse emozioni che la Turchia a saputo darmi.

Uscito da Edermit i distributori di benzina si sono dileguati nel nulla; preventivamente avevo fatto il pieno reduce dall’esperienza in Turchia. Entrato in Iran ho macinato km prima di trovarne uno. Al primo rifornimento l’amara scoperta, in Iran le carte di credito europee non sono valide, in Persia accettano solo transazioni dai loro circuiti. Ho risolto, fortunatamente, grazie alla cordialità del gestore che ha accettato il cambio di 20 euro in riyāl.

Ripreso il cammino mi sono diretto ad Urmia con l’intento di attraversare l’omonimo lago e dirigermi a Tabriz, in questo modo avrei tagliato parte del territorio. Sfortunatamente il GPS del mio navigatore mi ha deviato percorso ed in Iran non puoi ritornare sulla strada opposta e riprenderne il senso corretto di marcia come e quando vuoi. Le strade sono ad unico senso separate da isole; devi macinare qualche km prima di invertire la rotta.

Fortunatamente me ne sono reso conto in tempo, ma il navigatore mi ha portato in una strada bianca che non portava nella direzione sperata. Nel mio cammino ho incontrato tante persone accoglienti verso il prossimo così, nella circostanza in cui mi sono trovato, ho conosciuto una famiglia che mi ha ospitato nella sua umile casa per la cena. Avrei soggiornato lì per la notte, se non fosse che, ad inizio pasto, è arrivata la polizia, visto i recenti avvenimenti i controlli sono aumentati. Nessun problema, ma purtroppo mi hanno invitato a seguirli in caserma, il mio rilascio però, è avvenuto dopo un’oretta abbondante. Il gendarme di turno non aveva fatto caso al timbro di ingresso, la validità del visto è di 30 giorni, pensava che dal suo rilascio il permesso di permanenza  nel paese fosse già scaduto. Tutto in ogni caso si è risolto, ma a stomaco vuoto.

Non potendo ritornare da chi mi aveva gentilmente ospitato, trovare un hotel era impensabile così ho deciso di proseguire il viaggio verso Tabriz, in notturna proseguendo oltre, guidando fino all’alba del nuovo giorno. L’unico vantaggio l’assenza di traffico e la percorribilità delle strade.

Il giorno dopo sono arrivato a Zanjan dopo 655 km. All’alba, prima dell’arrivo in città, mi riposavo sul ciglio della superstrada appoggiato alla moto, mi addormentavo per una mezz’ora poi, nuovamente in sella.

Entrato in città il delirio, gli iraniani guidano come degli assassini!

Trovato un alloggio a 300.000 riyāl equivalenti a 8 € e dopo un doccia, decido di addentrarmi nella città.

Sul ciglio dell’albergo il metre mi invita a cambiarmi ed indossare dei pantaloni lunghi, altrimenti la polizia mi avrebbe fermato; accettato il suo consiglio inizio a percorrere le vie ed addentrarmi nel bazzar di Zanjan. L’impatto è forte, non per essere l’unico occidentale ed avere gli occhi puntati addosso, ma vedere le donne con il velo, da una parte e la forte aggregazione maschile dall’altra. Un contrasto culturale che sto vivendo in prima persona, senza giudizio o pregiudizio semplicemente vivendolo e cercando di comprenderne le sue usanze.

Gli schemi ai quali sono abituato qui non funzionano; un pesce fuor d’acqua completamente.

Filmare per documentare quello che stavo vivendo non è stato possibile e sinceramente non ho voluto per rispetto. L’Iran va vissuto e compreso leggendone e comprendendone la storia.

Visto che comunicare con la sim italiana non è stato possibile, ho deciso  di acquistarne una iraniana mettendomi nelle condizioni di continuare a postare. Ahimè mara sorpresa, Facebook in Iran non è accessibile, l’unico social che può essere utilizzato dai persiani è Istagram, in più la rete Wi-Fi è pessima. Pro e contro di questo viaggio per le prossime tappe, godi meglio il viaggio, ma la voglia di condividerlo è paritetica.

Dell’Iran mi ricorderò 3 cose: gli uomini vestono sempre in ciabatta, le strade sono piene di dissuasori e meraviglie delle meraviglie, nonostante la vastità del territorio trovi la polizia sulle superstrade con i puntatori laser!

Freeway non a pagamento per gli stranieri, almeno per noi italiani. Welcome to Iran! Where are you from? Italia! La risposta del casellante: Italia? Francesco Totti! Non solo del casellante…

Oggi mi trovo a Kerman dopo avere attraversato il deserto iraniano con 42 gradi costanti, fortunato, visto che nei mesi più caldi le temperature arrivano anche a 50 gradi. Uno dei due deserti in Iran, quello di Kerman è praticamente steppa, decisamente un luogo inospitale in tutti i sensi.

Il visto per il mio soggiorno nel paese sta scadendo, entro il 20 giugno devo entrare in Pakistan. Mancano solo 600 km al border.

Due giorni fermo a Kerman mi consentono di aggiornare il blog e montare i video visto che in Pakistan la mia attenzione sarà rivolta ad altro.

L’Iran una terra di forti contrasti dove la libertà è fortemente limitata dalla religione, è come essere in un acquario, l’acqua in cui sei è l’unica che ti è concessa, non hai la possibilità di andare oltre, il mondo esterno, quel poco, lo riesci ad intravvedere dal il vetro sottile che difficilmente s’infrange.

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02 Comments

  1. Roberto antonuccio

    Fantastico.. Continuo a seguirti.. Vai campione!

    giugno 17, 2017 Rispondi
  2. Alberto Drago

    Bellissimo racconto, credo che per te ogni momento sarà indelebile! Vivitelo per come merita. Ps tranquillo Mauro bisogna che si va da capitan Totti e gli si racconta l’aneddoto! Fantastico!

    giugno 17, 2017 Rispondi

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Mi chiamo Mauro Chieffo, vi presento il mio giro del mondo in motocicletta in 365 giorni, un’avventura da Bologna a New York, dall’Asia all’Australia, dall’Argentina risalendo il Sud America fino ad approdare in USA, solo la mia tenda come tetto.

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