Comandante Ernesto Che Guevara: la Sua Ruta
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Comandante Ernesto Che Guevara: la Sua Ruta

Questo post penso sia uno dei più difficili da scrivere, uno dei più emozionanti che qualsiasi bikers vorrebbe vivere per poterlo raccontare e ricordare per il resto della propria vita: “La ruta del Che”.

Il 9 ottobre del 1987 morì Ernesto Che Guevara, a 50 anni di distanza, cosa ricordare di Guevara?

Forse il cammino, la ruta che intraprese insieme al carissimo amico Alberto Granado Romero el Monte in sella ad una motocicletta che lo portò alla scoperta di una realtà per la quale decise che forse il concetto di rivoluzione poteva cambiare le cose, che solo la lotta armata piena di ideali, fosse “l’ideale” per reggere o sorreggere un’evoluzione interiore.

Ernesto Che Guevara insieme a Fidel Castro hanno fatto la storia, ma è la stessa storia ad avere travolto la rivoluzione comunista decantata come la più solidale per poi scoprirne il declino verso una concezione democratica, consumistica, capitalistica e tecnologica dei tempi moderni.

L’una l’opposto dell’altra, ma entrambe necessarie alla loro sopravvivenza. La democrazia non può essere imposta senza che sia il popolo a volerla attraverso un processo libero, invece vediamo rivoluzioni antidemocratiche spacciate come liberiste ritenute legittime da chi è avverso alle istituzioni per principio.

Uomini divenuti icone per concezioni ideologiche di massa, trasformati in prodotti di marketing per poter vendere una democrazia rivoluzionaria piuttosto che una democrazia partecipativa.

Ernesto Che Guevara sognava un Sud America come un’unica nazione, sotto un’unica bandiera, con un’unica moneta, un sogno che non poteva reggersi e reggere le diversità dei popoli che contraddistinguono ogni nazione ed un senso di identità che è segno distintivo di una propria storia e questa, non poteva essere o divenire la stessa per il Nuovo Mondo.

Oggi mi ritrovo a percorre parte della ruta del Che, sognata dalla lettura del libro: “Latinoamericana: diari di una motocicletta”; oggi quelle strade sopravvivono in parte al modernismo ad una nuova viabilità che inequivocabilmente vede rimuovere la polvere e le rocce per l’asfalto.

La democrazia sembra stare bene a tutti, le condizioni democratiche un po’ meno visto che è sempre la “condizione” ad essere oggetto di trattativa. Quindi la domanda è: la democrazia è ostaggio di se stessa?

Molti direbbero che è la democrazia ad essere ostaggio delle Istituzioni, semplicemente perché è l’uomo a farne parte quindi soggettivamente influenzato ed influenzabile.

Quindi basterebbe una rivoluzione?
No, basterebbe più senso civico e buon senso perché la democrazia funzioni.

Le rivoluzioni hanno innescato solo altre rivoluzioni, ma a questo punto del post si cade semplicemente nella classica retorica quindi evito circoli viziosi per concedermi ad una realtà boliviana che forse mi ha contagiato con un po’ di sana revoluciòn!

Torniamo alla Ruta direte Voi, ma è inevitabile farsi prendere dalla storia ed ogni epoca ha le proprie similitudini machiavelliche…

Partito di buon mattino verso Mataral dopo un’ora di viaggio intraprendo il tratto della ruta, attraverso Trigal, Vallegrande, La Higuera, Nuevo Mondo, Villa Serrano, per poi dirigermi verso Sucre.

Giunto a 1,5 km da La Higuera, città dove Guevara trovò la morte, per l’eccessivo flusso di visitatori giunti per la commemorazione del 50° anniversario, non mi è stato possibile entrare in città, o meglio il tempo medio di attesa era eccessivamente lungo.

Decido di proseguire dirigendomi verso Villa Serrano; la strada cambia di volta in volta, si presenta sempre più difficile del previsto ed il caldo non giova sicuramente.

Solo giungo nel Nuevo Muondo dopo ore interminabili; spettatore e protagonista di un cammino che mi ha impegnato non poco nella gestione del mezzo, su un terreno per me inusuale tra pianure e passi di montagna, tra salite e discese tutto off-road per 225 km.
Il mattino Seguente riprendo il viaggio per Villa Serrano dove, finalmente, ritrovo l’asfalto.

A voi il video per darvi testimonianza del percorso; l’emozioni le rivivo nei giorni a seguire riguardando la ruta percorsa, pensando ai momenti di fatica e di difficoltà in cui io e la mia poderosa ci siamo trovati.

Vorrei non concludere questo post per continuare a sognare sulla Ruta del Comandante Che Guevara.

Ragazzi vi presento la Ruta del Che, parte di essa, che Guevara intraprese con il suo carissimo amico Alberto Granado Romero el Monte in sella alla Sua poderosa. Io in sella alla mia "poderosa" ho percorso da Mataral fino a Villa Serrano, passando da La Higuera dove il Che trovò la morte, per poi proseguire per Tomina e giungere a Sucre.La Ruta del Che non è stata semplice, 225 km di puro off-road da Vallegrande a Tomina, quello che vedrete è solo una piccolissima parte di essa.La percorrenza è stata lunga, ma alla fine sono arrivato verso le mezzogiorno di oggi a Sucre dopo un giorno e mezzo di cammino. Domani si proseguo verso Tiwanaku.Buona strada!#my365days #larutadelche #bmwgsfans #makelifearide #bmw #r1200gs #tour #bmwgram #bmwmotorrad #r1200gsa #followme #follow4follow #like4like #akrapovic #touratech #offroad #drive #enduro #motorcycle #gsadventure #motorcycles #adventure #amazing #bike #bikelife #speed #rider #madeforadventure #adventures #advaddicts #xladv #motoquest

Pubblicato da My365days su Martedì 10 ottobre 2017

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01 Comment

  1. Giuliano

    Ciao fratello, ti lascio un po’ di benza sul conto fai un po’ di strada per me e fammi sentire più leggero 😉

    ottobre 17, 2017 Rispondi

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Mi chiamo Mauro Chieffo, vi presento il mio giro del mondo in motocicletta in 365 giorni, un’avventura da Bologna a New York, dall’Asia all’Australia, dall’Argentina risalendo il Sud America fino ad approdare in USA, solo la mia tenda come tetto.

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