Attraverso il Belucistan pakistano
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Attraverso il Belucistan pakistano

Attraversare il Pakistan si è rivelato essere impegnativo fisicamente e mentalmente, ha richiesto una prestazione fisica non indifferente congiunta ad un approccio mentale non da meno.
Prima del Pakistan è da prendere in considerazione l’ultima parte dell’Iran, per avere un quadro corretto e delineato di ciò che è stato per me e di cosa potrà essere per voi se decideste di visitare questi luoghi arrivandoci con il proprio mezzo.
Prima di giungere al border d’ingresso con il Pakistan, ho attraversato l’ultima parte del deserto iraniano, dalla città di Kerman a quella di Zahedan, circa 518 km. La temperatura è arrivata fino a 52 gradi ed è rimasta costante per quasi 2 ore. Per darvi un’idea, le manopole della moto bruciavano, ed avevo i guanti.
L’abbigliamento tecnico è fondamentale, per la prima volta in questo viaggio ho utilizzato un gilet che sprigiona refrigerio se viene bagnato, la durata è di circa 3 ore. A quella temperatura ha aiutato tutto di cui dispongo, ma vi posso assicurare che a fare la differenza è stato l’approccio mentale proteso a resistere, andare avanti e non fermarsi.
In questa prima parte del giro del mondo, la salvezza per integrare i liquidi persi dalla sudorazione è stato bere tè. A temperature così elevate l’acqua si scalda, quindi avendo con me del black tee, la migliore soluzione è stata proprio il tè!
A Zahedan, ho soggiornato una sola notte, l’alba del nuovo giorno mi ha visto fare rotta verso Taftan, percorrendo altri 96 km ed entrare in Pakistan.
Il border d’ingresso apre alle 7.00 a.m e chiude alle 16.00 p.m.
Impensabile disporre immediatamente della scorta, l’intera giornata la si trascorre nel distretto di Taftan ospiti delle forze paramiltari denominate Levies.
Il giorno dopo per le 7.00 a.m. si è già in viaggio verso Quetta che dista circa 630 km; la tappa intermedia dove ho soggiornato obbligatoriamente è il paese di Dalbandin in un hotel già prestabilito e dove prima di me altri motoviaggiatori sono passati.
Dovete sapere ed è bene ricordare, che per attraversare il Belucistan, regione del Pakistan nord occidentale, occorre la scorta, questo perchè la regione confina con l’Afganistan. Le tappe ed i circuiti dove permanere per l’alloggio fino a Quetta sono prestabiliti ed assegnati.
Il mio viaggio in Pakistan ha come meta il border con l’india a Lahore, quindi le tappe che hanno interessato la mia sicurezza sono state in tutto 3, l’ultima dopo Quetta è stata in direzione Sukkur.
I percorsi sono decisamente impegnativi e richiedono concentrazione km dopo km. Il manto stradale varia moltissimo, la velocità di crociera consigliata sono i 100 km orari, primo per diminuire i consumi non essendoci distributori di carburante, quei pochi che ci sono  vendono la benzina in taniche, ma sono tra loro distanti.
Moltissimi sono i ceckpoint per l’identificazione e per il cambio Levies, difatti le staffette tra una scorta e l’altra sono interminabili.
Suggerimento, se siete stanchi riposatevi prima di ripartire da un ceckpoint e l’altro.
Arrivato a Quetta obbligatoriamente ho soggiornato al Bloom Star Hotel per 2 notti; la mattina del giorno dopo sono stato scortato in questura per il rilascio di un permesso che autorizzasse la scorta da Quetta a Sukkur  direzione Multan (allego documento).
Quetta non si può visitare se non con la scorta, ma anche con essa è sconsigliato addentrarsi in città, quindi il mio soggiorno per le 2 notti è stato rigorosamente in hotel che fortunatamente ha un giardino interno dove potersi rilassare dal viaggio.
La tratta Quetta – Sukkur è stata intensa e lunga, i Levies si alternano anche con il motorino nei vari cambi, quindi molti rallentamenti.
La velocità di crociera è bassa, quindi ogni tanto acceleravo per dare sostanza ad un tragitto che sembrava non finire.
Alle porte di Sukkur la scorta mi ha lasciato libero di proseguire da solo.
Entrato in città come nelle altre che verranno, ho chiesto dove poter soggiornare, rigorosamente guest house.
Poche parole, ma in sostanza ciò che ho vissuto prima di tornare libero di girare, si traduce in quanto ho scritto.
Viverla è stata faticoso, ma un’esperienza che rimarrà indelebile nella memoria.
Buona strada se avete domande scrivetemi!

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01 Comment

  1. Regiai

    Ciao caro Mauro, Sono quel turco che hai incontrato a Kerman. Spero tanto che tu stia bene. Io sono ormai a casa. T’auguro un buon viaggio.
    Cari saluti, Regiai

    giugno 26, 2017 Rispondi

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Mi chiamo Mauro Chieffo, vi presento il mio giro del mondo in motocicletta in 365 giorni, un’avventura da Bologna a New York, dall’Asia all’Australia, dall’Argentina risalendo il Sud America fino ad approdare in USA, solo la mia tenda come tetto.

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